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La Storia della Triumph
Pubblicità: La Triumph TR4A ti fa capire cosa vuole dire veramente una macchina sportiva. Grossa potenza, quattro marce, freni a disco, sedili anatomici. Si vive solo una volta nella vita - fate che sia un trionfo (Triumph).
Ian Evans: La TR6, che in pratica è una TR4A e 5 con una carrozzeria diversa, era un tentativo di vendere ciò che era diventata una macchina sportiva molto, molto veloce...mi ricordo che facevano...producevano 150 bhp, andavano a 125 miglia l'ora, non erano costose come le Jaguar, erano più veloci delle MG...ma non riuscivano a vendere le TR5 perché non avevano un aspetto molto diverso dalle precedenti, più lente, 4 e 4A. Michelotti era troppo impegnato con il suo lavoro e quindi hanno commissionato a Karmann in Germania di far sembrare diversa la stessa macchina con la minore spesa possibile e lui ha creato ciò che io ritengo un capolavoro con la TR6.
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Robson: Arrivato a metà degli anni 50, il nome Triumph aveva portato così bene per la Standard che la ditta ha deciso di dare il nome Triumph anche alla prossima macchina familiare e questa era la macchina che avrebbe cambiato l'immagine della ditta.
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Grazie alla sospensione completa, le ruote assorbono gli urti mentre voi assorbite la vista. Si può anche cambiare marcia velocemente.
Robson: Quando è arrivato il momento di sostituire le berline Standard 8 e Standard 10 verso la fine degli anni 50, la Standard Triumph aveva dei grossi problemi con le forniture della carrozzeria. Alla fine, hanno preso la grande decisione di usare un telaio separato e di utilizzare una carrozzeria composta di diverse sezioni, ma il disegno della macchina era difficile. Alla fine il capotecnico , Harry Webster, è andato a trovare il suo consulente, Giovanni Michelotti, in Italia e gli disse: "Se avessi mano libera, che forma vorresti vedere?" In un solo pomeriggio, Michelotti e Harry Webster insieme hanno disegnato la Herald a grandezza reale a tavolino a Torino ed è quella la Herald che vediamo oggi. Dato che la carrozzeria veniva costruita in sezioni, era anche un disegno multiuso.
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Robson: Nessun'altro nel campo, in Gran Bretagna, sembrava in grado di realizzare questo all'epoca. Harry Webster e la sua équipe di ingegneri scoprirono presto che potevano anche accorciare l'interasse e che potevano chiedere a Michelotti di creare un bellissimo stile sportivo da metterci sopra.
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Robson: Quindi da una buona idea è evoluta, per così dire, un'intera famiglia di macchine per gli anni 60. La Herald era il modello familiare con motore a quattro cilindri. Poi c'era la versione con telaio più corto - la versione a quattro cilindri è diventata la Spitfire, ma poi da questa è arrivata la Vitesse, che in pratica era la stessa macchina con un motore a sei cilindri inserito a fatica sotto il cofano. E poi logicamente, inserisci il motore a sei cilindri dentro la carrozzeria Spitfire, aggiungi un tetto e voilà! Ecco la GT6.
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Robson: Queste macchine, le Herald e le Spitfire, erano tecnicamente molto avanzate. Avevano le sospensioni indipendenti e avevano un diametro di sterzata fenomenale. Non solo, ma tutto l'anteriore - il cofano, le ali, l'arco della ruota - tutto l'anteriore poteva essere sollevato insieme rendendo accesso per l'uomo fai-da-te in maniera stupenda. Nessun'altra macchina poteva eguagliarla.
Andrew Swift, Storico del Marketing Automobilistico - II facile mantenimento era rappresentato da un ragazzino di circa quattro anni con una pompetta di lubrificazione. Lo spazioso interno era rappresentato da una lunga fila di persone che stavano per salirci, quindi se compravi una Herald compravi qualcosa di diverso e distintivo e compravi anche qualcosa che ti avrebbe fatto divertire.
Robson: La Herald era la prima delle Triumph moderne a rendere così di moda questa marca negli anni 60, così di moda che ha eliminato il nome Standard dal 1963. A quel periodo, la Standard Triumph era stata rilevata dalla Leyland dove il personaggio predominante era Donaid Stokes e la Triumph era assolutamente la sua marca preferita in quel periodo.
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Robson: Donaid Stokes aveva grandi piani per la Triumph. Si può vedere adesso che aveva in mente anche di uguagliare le BMW con nuovi motori e nuovi modelli per catturare ciò che si chiama il mercato di nicchia.
Tim Page: Questa macchina è una Triumph Stag e questo particolare modello è del 1978. La vernice è rossa segnale con interni neri. In realtà, la Triumph ha comprato una Mercedes 230 SL, l'hanno smontata completamente per vedere come funzionava, come veniva costruita e ovviamente volevano usarla come base per la Stag e farla altrettanto bella ma purtroppo a causa di controlli di qualità non è mai diventata realtà.
Robson: C'erano dei problemi con il motore. Era una grossissima impresa di sviluppo e certamente i primi 2 o 3 anni la Triumph ha avuto grossi problemi nel rendere il motore affidabile. Le guarnizioni di testa che scoppiavano hanno reso famosa questa macchina.
Tim Page: All'inizio, la Triumph dava a tutte le macchine un nome in codice - di solito un nome composto di quattro lettere e la Herald si chiamava "ZOBA", alla Spitfire è stato dato il nome "BOND" e la 2000 GT di Michelotti si chiamava "STAG".
All'inizio, si intendeva costruire una macchina completamente scoperta ma a causa delle leggi sulla sicurezza in America hanno deciso di mettere una barra a T, che è un aspetto piuttosto attraente della macchina. La mia passione per le Stag è nata quando avevo dodici anni e andavo in giro a pulire le macchine. Con tutte le altre macchine ci mettevo dieci minuti a pulirle, ma quando pulivo una Stag ci mettevo un'ora - lucidavo le cromature, pulivo i tappeti, e... amavo quella macchina. Ha una forma talmente bella e l'amavo talmente tanto che ho giurato che un giorno l'avrei posseduta.
Swift: Alla fine degli anni 60, inizio anni 70, tutta una serie di depliants, compreso un depliant importante per lanciare la Stag, erano in realtà libri di racconti. Se compravi una Stag, o guardavi un depliant della Stag, partivi per un viaggio favoloso lasciando dietro le strade grigie della città per le strade aperte e in fine arrivavi a Monaco, Monte Carlo, sul lungomare con il tuo yacht. E la GT6, per esempio, ha una storia tipo gli Avengers, con una ragazza in missione di spionaggio inseguita da un uomo in bombetta. Vengono fermati lungo la strada da vari gendarmi e poliziotti stile thriller-giallo cosicché, in un certo senso, se compravi una Triumph all'epoca eri una persona che cercava di evadere la realtà, qualcuno che amava l'avventura e le emozioni.
Robson: La Triumph era sempre stata la marca preferita di Lord Stokes ma poco dopo la nazionalizzazione della Leyland nel 1975 Lord Stokes si è dimesso e presto tutta l'atmosfera nella ditta era cambiata. Per gli anni 70, la British Leyland ha esaminato attentamente il mercato del America del Nord e hanno deciso che dovevano creare una macchina con un carattere completamente diverso da quello della TR6. Il risultato era la TR7 con la forma a cuneo, con un aspetto e carattere molto transatlantico.
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Ian Evans: Tra gli entusiasti TR, chi guida una TR7 viene chiamato un pilota di cuneo - li chiamiamo "cuneisti", non necessariamente in disprezzo, ma sono radicalmente diverse e non c'è dubbio che la TR7 ha un aspetto attualissimo e completamente diverso. Ad alcuni non piace ma a molti sì.
Robson: Questa era diversa da tutti gli altri modelli della Leyland. Aveva una carrozzeria tutta sua. Aveva una fabbrica tutta sua ed anche un suo proprio motore. Quindi, mentre la razionalizzazione continuava durante gli anni 70 i conta-fagioli, i contabili, continuavano a guardare il progetto e dicevano, "Questa macchina sta facendo soldi? Va bene venderne così poche?" Di conseguenza all'inizio degli anni 80 la TR7 è stata soppressa prima ancora di potere stabilire la sua reputazione.
Ciò significava che all'inizio degli anni 80 non c'era nessuna Triumph nuova sul mercato. La British Leyland aveva un nuovo direttore, Sir Michael Edwards. Nel 1979 - 1980 i suoi progettisti l'hanno convinto che serviva una nuova berlina di media grandezza. Questa macchina, come sappiamo, è sorta da un accordo con la Honda. Così, l'ultima Triumph in pratica era una Honda. Si chiamava Triumph Acclaim ed è stata costruita dal 1981 al 1984. Ma non c'è nessun appassionato di Triumph che la considera una vera Triumph, una Triumph tradizionale. |